PRP (Plasma Ricco di Piastrine)
Il
PRP dei Capelli (
Plasma Ricco di Piastrine) è un trattamento terapeutico innovativo per il trattamento di alopecie , perdite di capelli e di
supporto al trapianto di capelli, completamente naturale e non chirurgico, eseguito in fase post-operatoria. Grazie al contenuto di cellule mesenchimali autologhe contenenti fattori di crescita piastrinici. Il trattamento PRP contribuisce alla guarigione e
rigenerazione dei tessuti, stimolando la crescita dei follicoli piliferi.
Più nello specifico, il trattamento PRP:
Il PRP è il Plasma Ricco di Piastrine. La concentrazione dei trombociti nel sangue è tra 150.000 – 350.000/mcl. La concentrazione delle piastrine nel PRP dovrebbe arrivare al livello 1.000.000/mcl per avere un effetto stimolante importante. Il razionale della terapia con PRP deriva dalla liberazione massiva, da parte delle piastrine attivate, di fattori di crescita che hanno la facoltà di indurre le mitosi cellulari, agendo come un catalizzatore biologico sui più diversi tipi di cellule: fibroblasti, cellule mesenchimali, angioblasti, osteoblasti ed ottenendo come risultato finale un’accelerazione dei processi riparativi e favorendo una ricostruzione dei tessuti. Il termine fattore di crescita (spesso usato nella forma inglese Growth Factor o con l’acronimo generico di GF) si riferisce a proteine capaci di stimolare la proliferazione e il differenziamento cellulare.
Sono molecole segnale per la comunicazione tra le cellule di un organismo; ad esempio le citochine (molecole infiammatorie) che si legano a specifici recettori sulla membrana cellulare dei loro target. I recettori dei fattori di crescita si trovano in diversi siti del follicolo pilifero e la loro espressione può dipendere non soltanto dalla localizzazione ma anche dal momento del ciclo del capello.
Sono stati descritti più di 30 fattori di crescita che regolano la funzione del follicolo del capello e che hanno capacità sia stimolante che inibitoria.
Le fasi di preparazione del PRP comprendono:
- prelievo di sangue venoso del paziente con una siringa (con anticoagulante)
- preparazione alla centrifugazione
- centrifugazione
- preparazione del coagulante (estrazione della porzione con il PRP)
- attivazione (facoltativa) della trombina
- utilizzo del PRP iniettandolo direttamente nella zona interessata.
Dopo 2 settimane dall’ultimo trattamento con PRP nell’area infiltrata si riscontra un aumento di:
- spessore dell’epidermide del cuoio capelluto (come se avvenisse un ringiovanimento del cuoio capelluto)
- numero dei follicoli (e quindi la comparsa di nuovi capelli) rispetto alle zone non trattate.
Il protocollo iniziale per la calvizie in genere prevede 1 applicazione al mese per 3 mesi, con una seduta di richiamo annuale. Nel post trapianto 1 seduta a 3 mesi e 1 seduta a 6 mesi dal trattamento e a seguire una seduta di richiamo ad 1 anno.
I vantaggi del PRP
“Oltre a essere un trattamento molto
ben tollerato e non doloroso (solo per la calvizie può essere necessario applicare un anestetico locale essendo il cuoio capelluto una zona particolarmente sensibile), essendo una sostanza ‘naturale’ che deriva dalla
persona stessa non presenta effetti collaterali, né rischio di reazioni avverse o di natura allergica presente invece con altri materiali. Ovviamente a patto che durante la procedura vengano rispettati tutti i criteri di sterilità.
Le varie applicazioni cliniche della terapia con PRP oggi possibili, sono parte importante della così detta Medicina Rigenerativa. I campi di applicazione in cui si sono avuti i migliori e più rapidi risultati sono la chirurgia vascolare, la chirurgia maxillo-facciale, l’ortopedia, la neurologia e la medicina e chirurgia estetica.
Le proposte di utilizzo in tricologia della terapia con il PRP
Gli studi e le sperimentazioni in campo tricologico sull’utilizzo del
PRP per cercare di invertire il processo di miniaturizzazione dei capelli nell’alopecia androgenetica e di stimolare la ricrescita di capelli nelle zone di alopecia areata stabilizzata sono stati avviati da J. Greco e R. Brandt e vengono portati avanti anche da molti ricercatori italiani. Le cellule staminali producono ad ogni anagen le cellule secondarie staminali che migrano verso la matrice per produrre il capello. Le alopecie si suddividono in cicatriziali (distruzione del bulge e perdita irreversibile del follicolo) e non cicatriziali e fra queste l’alopecia androgenetica e l’alopecia areata, dove si salvano le cellule staminale con potenziale ricrescita del capello (Paus R., Garza L., Cotsarelis G.).
Gli studi effettuati (Greco, Reese, Schiavone, Rinaldi, Cooley) sembrano aver dimostrato una efficacia clinica ma dal punto di vista della ricerca scientifica formale non sono “perfetti”: mancano spesso lavori di doppio cieco con valutazione di metanalisi precisi e modelli sperimentali accurati. Certamente la ricerca scientifica e l’uso per anni di questi trattamenti nei vari campi della clinica hanno dimostrato la sicurezza di queste sostanze e l’assoluta mancanza di effetti collaterali: lo testimonia la numerosa bibliografia sull’argomento che fino ad oggi non riporta segnalazioni di effetti indesiderati. Al momento attuale la ricerca nel campo della terapia con i fattori di crescita è ai primi passi ed ha bisogno di un inquadramento serio, scientificamente indiscutibile ma si deve assolutamente andare avanti nello studio. Alcuni fattori di crescita, come pure i loro analoghi e antagonisti, potranno essere sfruttati come agenti terapeutici o comunque rappresentano un interessante campo di sviluppo della farmacologia nei prossimi anni. I punti interrogativi sono tanti e solo il tempo potrà dare risposte. Indubbiamente occorre un attento vaglio di questo nuovo approccio, che non va comunque visto come sostitutivo della terapia medica tradizionale.
Criticità del PRP
Poiché, fino ad oggi, i diversi Autori non hanno praticamente mai adottato la stessa metodica né per la
preparazione del PRP né per il suo uso clinico, nasce la necessità di evidenziare alcune gravi criticità connesse a queste difformità di protocollo.
È importante rendersi conto che
non tutti i PRP sono uguali se sono diverse le procedure adottate per ottenerli. Negli ultimi anni sono inoltre apparsi sul mercato numerosi kit per la preparazione del PRP ed anche questa varietà di offerta ha reso più difficile l’identificazione delle differenze tra i preparati ottenuti. Dal momento che i
sistemi utilizzati per produrre il PRP sono diversi fra loro, si possono verificare variazioni non solo nella concentrazione piastrinica, ma anche nel contenuto delle popolazioni eritrocitarie e leucocitarie.
Una considerazione importante va fatta sulla
concentrazione delle piastrine nel PRP, che pare debba essere mantenuta tra una volta e mezzo e tre volte la concentrazione delle piastrine stesse nel sangue. Livelli più bassi possono essere inefficaci, mentre livelli più alti di piastrine possono comportare l’assenza di effetti biologici o anche effetti biologici opposti. Non sempre concentrazioni più elevate di piastrine sono auspicabili, contrariamente a quanto inizialmente la logica facesse ipotizzare. Quindi, dal momento che la maggior parte degli individui ha una concentrazione ematica piastrinica compresa tra 75.000 e 250.000, una concentrazione di piastrine nel PRP di 1.000.000/mmc. in un’aliquota standard di 5 ml è diventato il cut-off per definire un PRP terapeutico. È quindi da evidenziare che, dal momento che le tecnologie per la preparazione del PRP differiscono sensibilmente, gli effetti delle terapie possono risultare diversi ed in qualche caso addirittura opposti. Inoltre la concentrazione di piastrine non è l’unico parametro da prendere in considerazione.
Altri fattori come l’anticoagulante utilizzato, il tipo di attivatore piastrinico e la metodologia di applicazione possono influenzare notevolmente l’attività biologica del prodotto e gli effetti terapeutici finali.
Anche la necessità di aggiungere l’attivatore (di solito cloruro di calcio) per alcuni Autori risulta essere inutile o addirittura controproducente, poiché l’attivazione avviene ugualmente in quanto le piastrine, venendo a contatto con i tessuti extravasali, vi aderiscono e danno inizio ad una serie di reazioni tra cui anche la degranulazione.
Pensiamo che sicuramente in futuro si potrebbero avere buone opportunità terapeutiche con l’utilizzo di PRP e dei suoi derivati, ma è ancora necessario proseguire nella ricerca ed è necessario che si definiscano chiaramente i vantaggi ed i rischi di questo tipo di prodotti.
Concludendo, occorre partire dal presupposto che non tutti i preparati di PRP sono uguali, ogni Autore fa il suo PRP e manca completamente un protocollo di produzione ed applicazione che dia risultati riproducibili. Dai risultati finora ottenuti ci sembra sia comunque possibile affermare un’efficacia del PRP nella terapia tricologica ma l’entità del risultato è oltremodo variabile e scarsamente predittibile. Auspichiamo che il proseguimento degli studi in materia giunga ad una standardizzazione condivisa sia della metodica di preparazione che della somministrazione del PRP come dei tempi e modalità dei controlli che consenta anche una qualche predittibilità di risultato.
Regolamentazione per l’uso del PRP
In Italia la manipolazione dei derivati del sangue è soggetta a regole ben precise. L’uso del PRP non è vietato ma la sua preparazione, in assenza di una precisa regolamentazione, deve essere fatta da un centro trasfusionale o sotto il suo controllo. Inoltre i kit per la preparazione del PRP devono essere approvati con il marchio CE dalla Comunità Europea.